Il Corno Grande del Gran Sasso d’Italia, il re degli Appennini grazie ai suoi 2912m, è una meravigliosa cattedrale di roccia che si erge nella vastità dell’altopiano di Campo Imperatore.
Mio figlio Davide, 8 anni, ha un mappamondo vicino al letto. Ogni sera, prima di addormentarsi, lo studia con attenzione, cercando di soddisfare la sua curiosità riguardo città, montagne o paesi e sognando “avventure” e “esplorazioni” insieme.
Da qualche parte nella sua lista c’era, da ormai diverso tempo, la salita in cima al Gran Sasso e, così, a fine luglio approfittiamo di un fine settimana libero con buone previsioni meteo per affrontare l’uscita.

Sabato, subito dopo pranzo, carichiamo la macchina con il necessario e partiamo per il piccolo viaggio che in tre ore ci porterà a Campo Imperatore.

 

 

Salendo ci fermiamo un paio di volte a bordo strada per ammirare il paesaggio lunare di questo altipiano sterminato e, a pomeriggio inoltrato, arriviamo finalmente al cospetto della montagna.

 

 

Lasciamo l’auto nei pressi dell’osservatorio, ci cambiamo e, zaini in spalla, iniziamo la salita verso la cresta del Monte Portella. Dopo una breve sosta al rifugio Duca degli Abruzzi, purtroppo già al completo per la notte, ci dirigiamo alla ricerca di un buon punto dove poter bivaccare. Montata velocemente la tendina per la notte, ci sediamo finalmente ad ammirare il meraviglioso tramonto che la giornata ci regala.

 

 

Campo Imperatore è noto per il bassissimo inquinamento luminoso e alzando lo sguardo al cielo di notte sembra di vedere un mondo nuovo.
Davide, tra emozione e stanchezza, alle 22 è già addormentato.

 

 

Il giorno dopo ci alziamo alle prime luci dell’alba e, appollaiati su una cresta di roccia, osserviamo il risveglio del mondo intorno a noi: le nebbie che si diradano, le cime delle montagne che cominciano a tingersi di arancione ed, infine, il sole che fa capolino e inizia a scaldarci.

 

 

Smontiamo il bivacco, facciamo colazione velocemente e iniziamo la salita. Il cielo è terso e la giornata sarà sicuramente calda: meglio approfittare il più possibile dell’ombra della montagna per camminare.

La Via Normale al Corno Grande non presenta particolari difficoltà tecniche e la salita procede senza intoppi.

Visto l’affollamento, nel tratto finale seguiamo una piccola variante che, superato un canalino, porta in cresta qualche decina di metri più a est. Avanziamo su roccia fino a ricongiungerci con il tracciato della Normale e arriviamo in vetta.

Davide è visibilmente soddisfatto dell'”impresa” e, con ancora la meritata merenda in mano, già sogna la prossima sfida…